Storia

LA CIVILTA' DEI MONTI

 
L’appartenenza culturale della popolazione di Careggine (CAR-POP: curiosa abbreviazione, sigla dello stemma comunale) alla “civiltà dei monti” è indiscutibile. La tradizione affonda le sue radici in un orgoglioso passato che la vede importante pievania prima ancora che i fumi medievali si sollevassero ...
L’appartenenza culturale della popolazione di Careggine (CAR-POP: curiosa abbreviazione, sigla dello stemma comunale) alla “civiltà dei monti” è indiscutibile. La tradizione affonda le sue radici in un orgoglioso passato che la vede importante pievania prima ancora che i fumi medievali si sollevassero dai “fuochi” delle sue comunità: Le Coste, Mezzana, Porreta, Colli, Capanne e Isola Santa, oltre alle numerose località sparse dai nomi fantasiosi e pittoreschi, quali Pierdiscini, La Foce, Iàpori, Formica, La Gatta, Capricchia, Valbòna, Tribbio, Scala, Piscinacchio ecc.
Il passato è ancora tangibile presente tra le vecchie case dei borghi, nei gesti e nelle parole della gente, nei segni dell’uomo sulla terra, nella pietra e nel legno.
Riti arcaici, cerimonie primitive e solenni, accompagnate da attività e misteri millenari sopravvivono grazie ai saperi e alle esperienze tramandate di generazione in generazione. Nei giorni di festa non è difficile imbattersi in un improvviso e profano strepitìo di mortaretti di una ricorrenza patronale,seguita da solenne processione religiosa sino alla selva più vicina al paese, per l’occasione “tirata a lucido” con tanto di pulpito per la predica. Oppure ,essere attirati da vivaci grida mascoline per una disputa di gioco a carte o di “mora”, in prossimità del “tiro della forma” (passatempi antichi dei giorni di festa, esclusivamente maschili e tenuti allegri da colorati bicchierotti di vino). 
Il pastore, l’allevatore, il boscaiolo, il carbonaio, lo scalpellino, il contadino, nei secoli hanno plasmato la montagna a loro uso e consumo, rispettandone però i cicli vitali e subendone pazientemente le avversità. A fatica si sono strappati al bosco i campi da lavoro, si è ottenuta legna e carbone, si sono estratte le pietre per edificare le case e le lastre per coprire i tetti; dagli animali si sono ottenuti i sostentamenti primari per la sopravvivenza: latte, carni, grassi. Un’economia a circuito chiuso che è arrivata alle porte del XXI secolo senza traumi, potremmo dire quasi immutata, assai più vicina al passato che alla travolgente trasformazione post-industriale di questo fine millennio.
La riflessione ci porterebbe lontano, ma serve esclusivamente per capire e apprezzare quello che ancora oggi il territorio di Careggine ci conserva, ovviamente con qualche ritocco e adattamento nel tempo, ma sostanzialmente sempre leggibile, documentabile e soprattutto autentico. Nulla di artificiale o riprodotto: ecco il vero pregio di questa gente e di questi luoghi apuani.