Storia

UN GESTO DA NON DIMENTICARE

 
Il dottor Meier insieme alla moglie Paulina Lagnas ed alla di lei sorella Fryderika, abbandonò Castelnuovo intorno al 2 dicembre 1943. Da diverse testimonianze pare che ciò accadde durante la notte: qualche persona che abitava in Fortezza avrebbe riferito che avevano lasciato i letti sfatti ed avevano abbandonato diversi oggetti, anche personali. Non sappiamo, ma è molto probabile di sì, se avessero o meno un percorso di fuga già prestabilito.
 
Di sicuro sappiamo che una notte giunsero a Colle Valluto, nei pressi di Rontano, presso la casa della famiglia Ulisse Turri, dove dormirono e dove si ricorda che le signore avrebbero dimenticato del rossetto e della cipria, cosmetici che alle donne di casa, non abituate al loro uso, parvero di gran lusso; poi uno dei figli di Ulisse, Carlo (noto come Primo) attraverso i boschi li accompagnò a Vianova, dove ci sarebbe stato qualcuno che li aspettava, e li guidò a Porreta in Comune di Careggine, un gruppo di case situato sulle pendici del Monte Sumbra, sul versante che guarda la valle d’Arni, di fronte al gruppo delle Panie. Ad accompagnarli a Porreta sarebbe stato Adenaco Gigli, poi emigrato in Brasile, fratello di Agostino, cui la famiglia fu affidata. Le incertezze su questa prima parte, ivi compresi i motivi per cui fu proprio questa famiglia ad ospitare i Meier, derivano anche dal fatto che all’epoca, molto opportunamente, furono tenuti all’oscuro della presenza dei Meier, per evitare che la voce si spargesse, persino i figli di casa Gigli. Uno di questi, Carlino, assieme alla moglie Carla, per una strana coincidenza proveniente dalla famiglia che ospitò i Meier nel loro passaggio da Colle Valluto, è la nostra principale fonte. Proprio per mantenere il massimo segreto sulla faccenda, i Meier furono immediatamente trasferiti in un ovile di proprietà dei Gigli in località La Pianaccia, nei pressi del paese; successivamente, per le stesse esigenze di sicurezza, furono spostati prima in località Valbona, sempre nelle vicinanze, poi in una capanna in località Ciopera, e infine in un riparo sotto roccia dove all’uopo venne adattata una capanna di legna e zolle, secondo il costume dei carbonari, in località Grotti, alle pendici del Monte La Cima o Monte di Porreta. Secondo la testimonianza di Paulina Lagnas in Meier, tutt’ora vivente e residente in Israele, almeno uno di questi spostamenti sarebbe stato motivato da una spiata. Almeno per un certo periodo assieme alla famiglia Meier fu nascosto Foresto Ciacchini, un pisano sfollato in zona, che aveva partecipato ad alcune azioni condotte dai partigiani ed era stato chiamato alle armi dalla Repubblica Sociale Italiana. La famiglia Gigli, per tutto il periodo di permanenza dei Meier in zona, circa un anno, provvide a rifornire i fuggitivi di cibo e di tutto il resto che loro necessitava; pare che talvolta il capofamiglia, Agostino, consegnasse al figlio più grande, Francesco, un sacco, dicendogli che conteneva da mangiare per le pecore e che lo portasse all’ovile, che poi lui avrebbe pensato la sera a distribuirlo: invece il sacco conteneva il cibo per i rifugiati.
Questa situazione durò per circa un anno, ovvero sino al dicembre 1944. In questo periodo di tempo  la situazione generale della Garfagnana, secondo l’ottica della guerra, era notevolmente peggiorata; nell’autunno il fronte (Linea Gotica) tra forze alleate che avanzavano da sud e forze tedesche e repubblicane che cercavano di arrestarne il progresso, si stabilì proprio qui, per rimanervi immobile sino all’aprile del 1945. Si erano svolti fatti anche di un certo significato per quanto riguarda la lotta di resistenza ed anzi fu proprio nella zona di Careggine – Monte Sumbra che fu insediata una delle più cospicue formazioni partigiane. Alla fine di novembre fallì (o fu fatto fallire), per ragioni complesse, l’ultimo tentativo alleato di sfondare la Linea Gotica sul versante tirrenico, e la situazione dei partigiani divenne assai dura, sia a causa del controllo che tedeschi e repubblicani avevano delle retrovie del fronte.
In questo contesto maturò la decisione della famiglia Meier di cercare di attraversare il fronte per mettersi in salvo nell’Italia liberata, che si trovava a soli pochi chilometri di distanza in linea d’aria, quelli che separano le balze del Monte Sumbra dalle spiagge della Versilia, dove erano insediati gli anglo – americani. Il tentativo, anche se con molte peripezie, riuscì e la famiglia Meier raggiunse l’Italia liberta e la propria salvezza.
Nel dopo guerra il Dott. Meier riprese ad esercitare la sua professione di pediatra a Pisa, nel cui centro la moglie Paulina condusse per molti anni uno studio dentistico. Tornarono quasi subito a Porreta, dove tutti gli anni, in estate, in casa della famiglia Gigli, si trattenevano in vacanza. Anche la famiglia Gigli si recò a Pisa dai Meier; in particolare i Meier ospitarono per lungo tempo uno dei figli dei Gigli, Francesco.